Famolo Foursquare: l’insostenibile leggerezza dell’innovazione

Vincenzo ha scritto un post che mette il dito su una piaga aperta quando si ha a che fare con innovazione: la previsione di tendenze e la descrizione della mutazione in atto.

La “vulgata” giornalistica e di marketing comincia a parlare di un boom, anche in Italia, dei Location-based social networks mentre dai dati Forrester il quadro (su popolazione americana) non sembra proprio così esplosivo.

Ora, dal mio punto di vista ci troviamo di fronte ad una possibile linea evolutiva aperta dalle forme di geolocalizzazione unite alla dimensione di social networking, pensate a Foursquare e Gowalla.  In tal senso, come ho scritto nel mio altrove, è possibile cominciare ad immaginare forme di relazione sociale mediata georeferenziata e di passaparola connettivo che diventa, per le linee di possibile sviluppo del marketing, un interessante mix di evoluzione del linguaggio promozionale capace di connettere luoghi fisici e relazioni im-materiali tracciabili, visualizzabili e strutturabili attorno a spazi nuovi: contemporaneamente concreti ed intangibili.

Lavorare sulle linee di tendenza ha, per me, a che fare con logiche non-darwiniste che si devono confrontare con una “deriva evolutiva” della tecnologia, cioè con percorsi dove l’imprevedibilità e la contrapposizione di forze generano percorsi non lineari, picchi evolutivi osservabili solo nell’emergenza e momenti in cui l’innovazione non prelude sempre a forme di stabilizzazione verso l’alto (ad esempio uso di massa di una tecnologia).

Potremmo sintetizzare l’analisi Forrester con le loro parole: “Geolocation Users: Small But Influential… Potential Doesn’t Match Hype . . . Yet”.

Quindi ci troviamo di fronte alla solita linea (curva) evolutiva di adozione della tecnologia (con immediate finalità nei termini del marketing) che vede la centralità nella fase dell’innovazione degli early adopters – che vengono, per consistenza, subito dopo i veri e propri “innovatori” e che possono fare la differenza in termini di possibilità di diffusione.

Ora: si tratta di un modello evolutivo che – tendenzialmente – funziona come realtà (auto) esplicativa e si auto valida. All’inizio sono quelli che per primi “adottano” un tecnologia a comprarla e usarla🙂 E di solito sono persone influenti per potere d’acquisto, lavoro che fanno, interessi … veri e propri innovatori🙂 – È estate, concedetemi un po’ di scherzare, anche se è evidente che pensare le cose così come fa il modello significa prevedere – a priori – quali categorie sociali useranno una tecnologia secondo il principio del marketing. Se no non si spiegherebbe come mai vengono inviati fior fior di telefonini a blogger, personaggi televisivi, giornalisti, ecc. con-fondendo early adopters ed opinion leaders.

Comunque, per quel che riguarda i Location-based social networks ci troviamo, appunto, nel momento in cui si genera un’innovazione che costruisce possibili strade di stabilizzazione (compreso l’abbandono se non si supera il “chasm”). In realtà abbiamo a che fare con la diffusione di pratiche connesse all’uso di applicazioni che sfruttano il possesso di tecnologia cellulare adatta. Il che è un po’ diverso dal pensare alla diffusione di una tecnologia in sé e per sé autonoma. Come dire: una cosa è pensare alla propagazione del cellulare, altra pensare alla diffusione di pratiche d’uso di applicativi che su certi cellulari possono funzionare e ti consentono di fare “chek-in” dei luoghi.

Nella fase di propagazione iniziale hanno ovviamente una funzione fondamentale coloro che possono produrre racconti sulla tecnologia e sulle pratiche connesse: come i giornalisti e, nel caso citato da Vincenzo, consulenti di marketing. Questi ultimi cercano di “usmare” tra dati ed intuizione le possibilità di innovazione per i propri potenziali clienti così che, stirando al limite il ragionamento, ci si può presentare ad una riunione dove tra le altre cose si propone di fare qualcosa con il social network trendy del momento: “famolo 4square”. Parlarne in chiave ottimistica è anche un modo per crearsi consenso preventivo.

Il resto sono analisi e dati. Per dire, Foursquare sembra affermarsi più di Gowalla:

  • Foursquare ha quasi 2 milioni di utenti e Gowalla 340.000
  • Foursquare cresce del 75% al giorno rispetto a Gowalla
  • Foursquare ha caricati 5.6 milioni di luoghi contro 1.4 milioni di Gowalla
  • 1 luogo su 3 su Foursquare ha avuto 1 solo check-in o nessuno (1 su 4 per Gowalla)
  • Il luogo più popolare è “Casa” seguito dalle catene “McDonald’s” e “Burger King”

Su questi possiamo ragionare, tenendo conto che l’innovazione può essere sia letta che sospinta. Voi lettori/blogger early adopters avete anche questa doppia responsabilità.

7 pensieri su “Famolo Foursquare: l’insostenibile leggerezza dell’innovazione”

  1. Io sono fortemente convinto che la prox killer app sia 4sq.

    Sono anche fortemente convinto che “1 luogo su 3 su Foursquare ha avuto 1 solo check-in o nessuno ” rimarrà tale e quale o addirittura crescerà, magari 1 a 7, in fondo quante fan page ci sono su facebook che hanno 500 fan ma che nessuno va mai a vedere?

    4sq sarà un SN app per una massa grande ma cmq ristretta rispetto a FB per i seguenti motivi:

    1) gli smart phones che non tutti hanno anche se l’Italia è il primo paese al mondo per numero di smart phones: 15 milioni
    2) perchè molti hanno fatica e frustrazione già con FB e non vorranno arrivare fino a questo grado di annientamento volontario della propria privacy

  2. “famolo foursquare” è molto azzeccato😉 come il resto — poi ci sarebbe da leggerlo questo benedetto report forrester… un aspetto laterale ma sec. me non banale: la discussione sociale alimenta a dismisura l’amplificazione delle conclusioni degli analisti, che ovviamente cercano visibilità, in modi diversi rispetto al passato. la sintesi della sintesi circola più o meno all’impazzata e di analitico non rimane quasi più niente… chissà cosa ne dicono gli specialisti di analyst relations (post trovato via @njvitto).

  3. Se Foursquare resta “single”, sono possibili due strade evolutive, con gradi intermedi: o resta un servizio per geek (come, di fatto, è Friendfeed) o diventa mainstream (come è twitter negli Usa e pian piano in Italia). Ma Foursquare potrebbe integrarsi con altri social network ed essere riassorbito. Oppure seguire ancora un altro percorso che in questo momento non è visibile. Ragionare sulla “domanda” di geolocalizzazione non è corretto: quattro anni fa sarebbe sembrato una perdita di tempo scrivere “che cosa sto facendo ora” su Facebook. Adesso è normale, non solo per geek. Sarà interessante vedere anche l’integrazione con altre applicazioni (viodeogiochi?) e la possibilità di generare un altro gesto, diverso dalla scrittura, attraverso “giochi locali” in città, visti i prezzi che hanno ormai le connessioni a internet da cellulare. Per il momento resta l’interesse imprenditoriale di quasi tutti i big del settore (yahoo, google, microsft) per il real time, e delle telco. Ma il valore d’uso è ancora da esplorare, imho.

  4. Devo dire che davvero gli americani non sembrano affatto interessati (proprio alcuni giorni fa seguivo dei commenti su mashable) mentre continuo a vedere tantissimi italiani farne uso….uhm ancora non mi esprimo in merito a questo strumento anche se ammetto che mi sono segnata ma ancora non mi convince. Sto ancora analizzando alcune cose. Appena avrò un quadro più chiaro, posterò un mio feed

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