Noi siamo Paola

Sciopero della fame e della sete, le prime 24 ore.
Mi sento un po’ debole, ma sto bene. Oggi al telefono ho sentito qualche collega. Nessun altro. Al giornale lo sanno tutti e la direzione tace. Bene.
Spero che la mia protesta rappresenti la battaglia d’inizio di una guerra, la guerra dei precari che non accettano più di essere trattati da reietti.
Non so se riuscirò a far sentire la mia voce. Ci provo.

La narrazione di Paola Caruso, giornalista precaria al Corriere della Sera, che ha cominciato lo sciopero della fame (gli amici l’hanno convinta a sostenersi bevendo qualcosa) la potete trovare sul suo Tumblr.

Da una parte la commozione e l’impegno della blgosfera (breve elenco sotto) – con la chiusura del blog di Macchianera per portare l’attenzione sulla vicenda di Paola –, dall’altra chi si è detto interessato ad un cambiamento culturalee che ora sta in silenzio, sindacato compreso.

La storia di Paola non è certo unica, ma questo è un messaggio nella bottiglia nel mare della Rete che non possiamo ignorare.

Il valore della storia di Paola resta. Resta la portata emotiva e la forza della denuncia. E per questo il racconto va seguito anche nelle sue derivazioni, da chi lo segue su FriendFeed, o chi ne scrive come Alessandro GilioliVittorio PasterisNicola MattinaDelymithChe cosa ci faccio io qui?Blaster’s HomeInfoserviNon guardo la tivùTelcoeyeI divagatori scientificiWally’s weblogBatchiara, macchianera, Il nuovo mondo di Galatea, Quotidiano.net, Steff’ Blocknote, Infoservi, Luca Sartoni, il Post, il Fatto Quitidiano … e i molti altri si aggiungono di ora in ora.

Ma proprio perché stiamo parlando del valore del giornalismo varrebbe la pena andare in profondità, per non lasciare che sia solo la parte emotiva ad indignarsi. Come mi ha scritto un’amica, brillante giornalista precaria con la gastrite, dobbiamo prendere il fatto raccontato ma non smettere di farci delle domande: “cosa prevedeva il suo co.co.co (quanto prendeva, quante cose faceva oltre il dovuto?), e a lui, il concorrente assunto, cos’hanno dato? chi è? quali curricula hanno entrambi? e a lei quando è stato promesso un posto? con chi ha parlato di questo? ha mai allertato il cdr o un assostampa locale? se sì, hanno fatto qualcosa? lei parla al plurale di altri precari. in quanti sono nelle sue condizioni ad aspettare l’art 2? e loro, parlano? fanno qualcosa?”

E continua:

visto che questa storia la stiamo inserendo – giustamente – come esempio di un’annosa e vera questione che atrofizza il giornalismo in Italia, allora siamo precisi raccontiamo tutto, anche l’omertà di qualcuno ma spieghiamo, altrimenti sarà lei contro i mulini a vento, e affamata.

Upgrade

Per chi vuole seguire in modo connesso la vicenda c’è il gruppo Facebook Io sono Paola.

Poi per chi vuole riflettere al di fuori dell’onda emotiva del tipo “il Popolo Della Rete dice” si può leggere cosa ne pensa Matteo Bordone. E so che nei prossimi giorni, in particolare la stampa, si riempiranno di “il web prende posizione”, “la Rete sceglie Paola” ecc. Atteggiamento che mi piace molto poco perché per me: 1. vale la pena “sfruttare” la cosa per dare visibilità al tema del precariato (come se ce ne fosse bisogno) ma solo continuando ad approfondire per non fare di Paola una martire ma un’occasione per capirne di più, anche del suo caso; 2. eviterei l’effetto “ha subito un’ingiustizia” perché non conosciamo tutti i dettagli, non sappiamo nulla del ragazzo che hanno assunto (secondo lei al suo posto) è che ha diritto al nostro rispetto così come Paola; 3. eviterei anche il ridicolo effetto della guerra fra precari che mi sembra cominci a serpeggiare in Rete (ad esempio fra collaboratori interni ed esterni o fra Paola ed il precario assunto), 4. mi piacerebbe che non si trattasse in modo unitario la Rete (cosa che accadrà nei prossimi giorni, dicevo) come se fosse un soggetto unico che appoggia Paola senza saperne nulla, perché ognuno porta le sue posizioni e io rispetto il disagio di Paola e sono convinto che al precariato come modalità normale di gestione delle cose occorra mettere fine.

Per me il bannerino ha quel significato lì, non di facili condanne ma di rispetto del disagio. E la speranza che cambi idea e smetta con lo sciopero della fame.

La risposta di De Bortoli e quella di Paola.

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8 pensieri su “Noi siamo Paola”

  1. Il mondo del giornalismo oggi è difficile. La carta stampata è in crisi, per tanti motivi: la concorrenza di internet ma pure dei giornali free press. Assunzioni quasi impossibili, tante collaborazioni esterne, spesso pure mal retribuite….

    Io lo consiglio come secondo lavoro, per passione. Il giornalismo da solo difficilmente porta risultati remunerativi…

    Saluti a tutti
    Andrea Macco
    Fisico e Giornalista Pubblicista

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