Una banda che poteva essere larga

Giovedì parteciperò ad un seminario che ha come titolo Conoscenza e servizi nella Rete. Comunità creative, modelli d’impresa, servizi pubblici, politiche che si pone domande importanti: Come funzionano le imprese e i servizi che viaggiano sulla Rete? Come cambiano conoscenze, produzioni e consumi? Come evolve il settore pubblico con la diffusione delle ICT e dei servizi elettronici?

Le risposte stanno – in parte – nei risultati di una ricerca sui Comuni italiani ed il digitale (la sintesi la trovate qui) portata avanti dai colleghi di Economia:

Municipalities involved in e-government are larger, carry out more in-house ICT activities and are more likely to have intranet infrastructures than PAs that do not offer front-office digitized services. They are also generally located in regions having relatively large shares of firms using or producing ICTs, where many other municipalities offer digitized services, and where population density is relatively low. The range and quality of e-government services supplied by local PAs tend to increase with their stock of ICT competencies, their efforts to train workers, and with their ability to organise efficient interfaces with end-users. Moreover, there is a correlation between the range and quality of e-government services offered and the broadband infrastructure development in the area where local PAs are located.

Rileggiamo l’ultima riga: c’è una forte correlazione tra la gamma e la qualità dei servizi di e-government offerti e lo sviluppo delle infrastrutture a banda larga. Che in Italia vuol dire ritardi continui e mancanza di una visione di sistema.

La banda larga in Italia interessa il 49 per cento delle famiglie vs. 57 per cento della media Ocse; famiglie che navigano mediamente con più lentezza rispetto alle altre europee. Anche il nostro mobile non gode di buona salute. Non siamo quindi pronti per quelle applicazioni che potrebbero cambiare la cultura della cittadinanza digitale nel nostro Paese e ristrutturare l’e-government portandoci fuori dalla sperimentazione continua, per fornire servizi generalizzati a larghe fasce della popolazione.

Per non parlare poi dell’interpretazione tutta italiana dell’e-government come settore di puro sviluppo della “macchina pubblica e poco della creazione di servizi innovativi per i cittadini e le imprese”, come scrivono Arturo Di Corinto – che sarà presente a Urbino – e Alessandro Gilioli.

Ma il vero ritardo, ovviamente, è culturale. Certo, se non ci fosse anche questo spasmodico interesse politico per difendere il sistema televisivo contrapponendolo a Internet…

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