Urlando da una terra sconfinata. L’eredità di Marshall McLuhan

Oggi Marshall McLuhan compirebbe 100 anni. Sulla sua eredità abbiamo già cominciato a riflettere.

E ci sono molte iniziative nel mondo, come quella McLuhan 100, che celebrano un autore il cui pensiero è talmente noto da essere ricordato solo per slogan, le sonde che abilmente costruiva per fare del suo pensiero un brand. Come scrive Douglas Coupland

“in un certo senso le idee di McLuhan sono diventate come una canzone di cui conosciamo tutti la melodia ma non il testo completo, e quindi in lui leggiamo qualsiasi cosa ci venga in mente […] È significativo che gli ammiratori di Marshall in genere siano dei fanatici. Per loro quest’uomo diventa amico e guida personale, un aiuto per decodificare il karaoke della vita moderna con un fervore elettrico”.

Vi lascio qui una riflessione in corso. Sono tracce del mio modo di ripensare all’attualità di McLuhan e provare a capire la portata della sua eredità.

Urlando da una terra sconfinata. L’eredità di Marshal McLuhan

 

1. Alcune premesse cautelative.

Sappiamo tutti che McLuhan rappresenta una rottura epistemologica capace di dare conto dell’esplosione della “comunicazione” come tema autonomo e centrale nell’interpretazione della società perché il suo pensiero:

  1. dà conto degli impatti culturali a lungo termine delle innovazioni tecniche in materia di comunicazione ma ci ha anche insegnato a considerare che il cambiamento tecnico e culturale non può essere spiegato senza fare riferimento al loro legame intimo con i contesti sociali in cui si inscrivono;
  2. adottando, poi, un punto di vista storico McLuhan mette in relazione lo sviluppo tecnico dei modi di comunicare e l’evoluzione delle strutture della società, comprese le strutture di potere (non a caso uno dei suoi riferimenti è Innis).
  3. introduce la specificità di una influenza culturale e politica del medium a livello della sua forma, anche indipendentemente dai contenuti veicolati.

Rileggerlo oggi ci costringe, a mio parere, utilizzare una doppia pista che mi sembra debba essere esplicitata per rendere produttivo il suo sapere.

Innanzitutto l’eredità di McLuhan deve insegnarci a trattare in chiave mediologica la comunicazione ed in chiave comunicativa i media, non dimenticando, quindi, che si tratta di analizzare, più astrattamente, i modi e le forme evolutive che la comunicazione assume nel passaggio mediale e mostrandone le dinamiche evolutive sollecitate e sospinte medialmente.

Poi occorre distinguere i piani di osservazione e per questo motivo un approccio sociologico, nella sua capacità di problematizzare il rapporto individuo/società può essere produttivo. Ricordando però, appunto, che si tratta di piani diversi, irriducibili. Il che ci invita a rileggere McLuhan nel solco di questa distinzione.

2. Il lavoro da svolgere

Il lavoro da svolgere, allora, si posiziona entro quell’orizzonte teorico degli studi sui media che privilegia come metodo l’intreccio di una duplice direttrice di ricerca.

Da una parte uno “scavo” archeologico che tenta di individuare le modalità di co-dipendenza tra forme sociali e determinazioni mediali. Qui le forme particolari e concrete assunte dai media negli accoppiamenti con il sociale dipendono da una co-evoluzione tecnosociale che specifica alcune tra le traiettorie evolutive possibili. Un intreccio reticolare tra occasioni tecnologiche, logiche di mercato, modalità di consumo, dinamiche conflittuali e negoziali tra differenti attori sociali, ecc. scioglie fra i possibili altrimenti alcuni percorsi e non altri.

Dall’altra si privilegia l’attenzione all’emergere, da queste co-evoluzioni, di forme sociomediali che rappresentano veri e propri nodi di complessità e che in tal senso vanno intese:

  • come territori di espressività delle soggettività;
  • come luoghi di cristallizzazione di contenuti comunicativi e materiali della società;
  • come ambiente di definizione delle pratiche comunicative;
  • come orizzonti di orientamento dei percorsi di senso soggettivi e del sistema dei media;
  • come humus sotterraneo del sociale (Maffesoli), spesso invisibile, spesso intuibile attraverso l’analisi di pratiche sociali emergenti, frutto di vere e proprie effervescenze dei mondi vitali;
  • come luoghi nei quali gli archetipi delle modalità dello stare assieme socialmente sedimentati si trasformano entrando in risonanza con i mutamenti del piano sistemico del sociale.

3. La natura del medium

È a partire da McLuhan nella sua funzione di classico della mediologia che è possibile rintracciare i temi ricorrenti nell’analisi contemporanea e mettere a fuoco i crocevia interpretativi utili alle riflessione socio-comunicativa.

Si tratta di percorsi capaci di centrare l’attenzione su un macro sguardo storicistico, di intrecciare il mutamento dei media con macro categorie come quelle di spazio e tempo, di rivelare i tracciati di co-evoluzione tra strutture mentali e cambiamenti mediali, di investigarne la natura rivelando l’autonomia di tali relazioni che diventano un possibile oggetto di studio. Scrive McLuhan:

“Le società sono sempre state plasmate più dalla natura dei media attraverso i quali gli uomini comunicano che non dal contenuto della comunicazione.”

Occorre quindi tracciare percorsi che tentino di esplicitare – con un atteggiamento di scavo teorico che delinea una vera e propria archeologia dei media – quella natura comunicativa di un medium che, secondo la lettura di Marshall McLuhan, influenza le società più dei contenuti della comunicazione stessa.

Un primo sentiero da percorrere è allora la distinzione fra il medium inteso come forma e il suo contenuto. Una riflessione di questo tipo ci porta ad investigare il medium in sè e per sè.

In tal senso McLuhan propone di:

[prendere]in considerazione non solo il “contenuto”, ma il medium stesso e la matrice culturale entro la quale agisce (p. 29)

La nostra reazione convenzionale a tutti i media, secondo la quale ciò che conta è il modo in cui vengono usati, è l’opaca posizione dell’idiota tecnologico. Perché il “contenuto” di un medium è paragonabile a un succoso pezzo di carne con il quale un ladro cerchi di distrarre il cane da guardia dello spirito. (p. 37)

È qui evidente come lo studioso canadese sottolinei la necessità di una linea di ricerca tesa a sondare la “natura” del medium in quanto tale al di là dei contenuti veicolati. Non che il contenuto sia irrilevante né secondario. Il punto è che il medium in se stesso è rilevante, ha una sua natura.

Quello che si propone, dunque, non è una teoria degli effetti dei media sul pubblico che sveli, in modo puntuale e circostanziato, tipologia e modalità di effetto a partire da ciò che viene veicolato. L’accento è messo piuttosto su un approccio che è teso a svelare l’esistenza di una influenza più radicale e penetrante dei media su dinamiche relazionali, vissuti soggettivi e modalità di conoscenza e del pensiero capaci di generare e innestarsi in una “matrice culturale” che si sintetizza proprio a partire dalle specificità del medium. McLuhan marca questa posizione teorica intitolando uno dei suoi più famosi volumi “La galassia Gutenberg. Nascita dell’uomo tipografico” (1XXX). Titolo di estrema sintesi – e in quanto tale fuorviante e sospettabile di un’attitudine deterministica – ma peculiare di una modalità di ragionamento e di scrittura di tipo suggestivo e a mosaico che niente lascia alla serenità di una lettura lineare, circostanziata e motivata.

D’altra parte, come sostiene Debray:

L’universo del mediologo, ribadiamolo, non è di tipo meccanico (una causa, un effetto) ma sistemico (circolarità delle interazioni). L’invenzione tecnica non è determinante ma autorizzante. La staffa non è “causa” del feudalesimo, né il torchio del protestantesimo. Ma senza staffa nessuna cavalleria; senza Gutenberg nessun Lutero. Le causalità sistemiche sono negative. A non produce B, ma se non-A allora nessun B (Debray Abecedaire, p. 269).

Quella di McLuhan è allora una lettura che richiede di collocarsi oltre, di non lasciarsi affascinare o irritare (che è in fondo la stessa cosa) dal suo argomentare, ma di lasciarsi guidare in un nuovo luogo di osservazione che crea una prima frattura storica della mediologia rispetto alle comunicazioni di massa evidenziando che il medium in sé non è neutrale, che è possibile un discorso sul medium prima ancora di trattarne i contenuti.

Come sostiene in modo chiaro Meyrowitz (1993, pp.30-31)

… i teorici del medium sostengono che l’impatto della forma comunicativa tra le persone va oltre la scelta del messaggio… a questi teorici interessa fondamentalmente un livello superiore di analisi, una prospettiva storica ed interculturale.

E ancora:

I teorici dei media non affermano che i mezzi di comunicazione modellano la personalità e la cultura in modo totale, ma che i cambiamenti nei modelli comunicativi contribuiscono ampiamente al cambiamento sociale e che questo aspetto è generalmente trascurato (ibidem, p.29).

Lo stesso McLuhan riconosce la natura ecologica della relazione fra media e società quando a proposito del titolo del suo volume La galassia Gutenberg sottolinea che «Forse sarebbe stato meglio usare al posto di “galassia” la parola “ambiente”… Un ambiente tecnologico non è soltanto un contenitore passivo di uomini, bensì un processo attivo che rimodella gli uomini al pari delle altre tecnologie» p. 20

Medium come ambiente, come un “luogo” nel quale il soggetto è immerso a livello esperienziale, come territorio comunicativo nel quale si strutturano e ristrutturano relazioni, come milieu nel quale emergono e scompaiono forme culturali.

Diventa qui evidente che l’approccio mediologico sottolinea la dimensione di permanente mediazione della realtà attraverso degli apparati di comunicazione che diventano un vero e proprio mondo in cui calarsi sensorialmente e cognitivamente e al di fuori del quale, potremmo provocatoriamente dire, non è in pratica dato avere esperienza.

In tal senso è evidente come il mutamento nei media fornisca nuove piattaforme di possibilità per il sociale e per la comunicazione stessa e, dunque, come l’analisi del mutamento dei media divenga un elemento centrale per addentrarsi nei percorsi di modificazione della forma comunicativa e del sociale stesso.

I media sono in definitiva occasioni evolutive per la comunicazione e ne cambiano il significato sociale.

Oggi è ancora più evidente e tattilmente percepibile che i media si sono fatti luogo dell’esperienza vissuta, luoghi del nostro abitare, ambiente che si fa piattaforma espressiva dove produciamo, condividiamo e consumiamo contenuti informativi e di intrattenimento.

Pensiamo oggi ai social media (blog, SNSs, ecc.) e ai mondi online: sono luoghi (e non solo strumenti) di de-differenziazione e indifferenziazione tra comunicazione di massa e comunicazione (inter)personale. E questo costituirsi di un ambiente mediale unico (se pensato dal punto di vista della comunicazione) richiede approcci critici che sappiano mostrarci l’evoluzione in atto e la trasformazione di ambiti che pensavamo consolidati (pensiamo alla sfera pubblica).

4. Conseguenze estreme: l’inclusione

Ma se portiamo fino in fondo l’eredità di McLuhan possiamo accorgerci di come già allora siano chiari il potere e la logica “inclusiva” della comunicazione e dei media, cioè quella capacità di utilizzare gli individui nelle componenti corporee e psichiche in modi frammentati e ricombinati. Di fatto McLuhan ci mostra già come la comunicazione e la tecnologia mediale siano apparati di funzionalizzazione degli individui alla società.

Quando afferma che il vero e proprio messaggio di ogni medium, cioè quel che un medium significa, sta nel “mutamento di proporzioni, di ritmo o di schemi che introduce nei rapporti umani” (p.16) punta il dito sul fatto che i media omogeneizzano, annullano le differenze attraverso la loro capacità di renderle uniformi. Come quando a proposito dell’alfabeto scrive: “La civiltà si costruisce sull’alfabetismo, in quanto esso è il trattamento uniforme di una cultura mediante il senso visivo esteso nel tempo e nello spazio dell’alfabeto” (p.105). Non c’è bisogno di persuasione: “Perché gli effetti dell’alfabetismo fonetico venissero accolti non occorrevano persuasioni o lusinghe. Questa tecnologia, che traspone il sonoro mondo tribale nella linearità e nella visualità euclidee procede automaticamente” (p. 119).

Si tratta del fatto che i media rendono simile l’accesso all’esperienza e forniscono una medesima esperienza del mondo :

“Tutti i media sono metafore attive in quanto hanno il potere di tradurre l’esperienza in forme nuove (p.76), scrive McLuhan, e significa che abbiamo esperienze diverse in modi simili o, anche, che sempre più spesso abbiamo lo stesso modo e mondo di accesso alla stessa esperienza. Diversità di superficie ed omogeneità di fondo.

5 pensieri su “Urlando da una terra sconfinata. L’eredità di Marshall McLuhan”

  1. «Forse sarebbe stato meglio usare al posto di “galassia” la parola “ambiente”… Un ambiente tecnologico non è soltanto un contenitore passivo di uomini, bensì un processo attivo che rimodella gli uomini al pari delle altre tecnologie» p. 20
    Pagina 20 della Galassia Gutenberg edizione italiana?

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