Understanding McLuhan

Scrive Marshall McLuhan nel saggio “Technology and Environment” (arts canada n°205, Feb. 1967, 5-6):

The next medium, whatever it is – it may be the extension of consciousness – will include television as its content, not as its environment, and will transform television into an art form.  A computer as a research and communication instrument could enhance retrieval, obsolesce mass library organization, retrieve the individual’s encyclopedic function and flip it into a private line to speedily tailored data of a saleable kind.

Con atteggiamento futurologico possiamo vederle come le 10 predizioni di McLuhan sui next media, scrivendole così:

The next medium, whatever it is –

  1. it may be the extension of consciousness –
  2. will include television as its content, not as its environment,
  3. and will transform television into an art form.
  4. A computer as a research and communication instrument
  5. could enhance retrieval,
  6. obsolesce mass library organization,
  7. retrieve the individual’s encyclopedic function
  8. and flip it into a private line
  9. to speedily tailored data
  10. of a saleable kind.

Perfette per capire la realtà della Rete, oggi, sembrerebbe.

Ecco, nei prossimi giorni sarò proprio a discutere di Marshall McLuhan, assieme a Derrick De Kerckhove, con gli allievi del Laboratorio internazionale della comunicazione sul tema “GALASSIA MCLUHAN: QUALI IDEE HANNO CAMBIATO IL PRESENTE DELLA COMUNICAZIONE?” . Il compito che l’incontro si prefigge è di “capire il peso delle sue previsioni nel mondo dei Media e individuare quali trend sono stati annunciati e si sono realizzati nella nostra era. […] Quanto di quella rivoluzione si deve ancora compiere? Quali sono le prospettive future della comunicazione? Qual è la fortuna del pensiero di McLuhan nel mondo? Quali sono le idee che hanno cambiato il presente della comunicazione?”

Tornando alle 10 profezie, penso che occorra giocare con prudenza all’effetto Nostradamus con McLuhan. I suoi testi sono pieni di previsioni, con il senno di oggi, azzeccatissime (le segretarie sarebbero state sostituite dai processi di automatizzazione informativa) ed altre fuori luogo (il baseball e la città non sono spariti). Ma non è tanto questo il punto. Credo che l’eredità più forte dello studioso canadese, come ho già scritto, stia nell’averci aperto la strada ad una visione dei media cha abbraccia il loro portato trasformativo sociale, culturale ed antropologico.

Per questo concentrerò la mia parte di conversazione dal titolo “Probes of Mediology” su due sonde che ci aprono oggi alla possibilità di un’analisi critica della civiltà delle Reti: “il medium è il messaggio” – con le sue implicazioni bio-cognitive e riflessioni fra tendenze deterministiche e possibilità dischiuse dalle affordance – e “L’utente è il contenuto” – con tutto quello che ne consegue nei termini del web sociale.

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