Storyfing #Equitalia: la banalità del male e i 140 caratteri

  1. [Nota: Leggendo i commenti sparsi in Rete forse vale la pena approfondire meglio e lasciare una traccia a partire da !reperti” diretti di cui si parla: i tweet.]

    Il post “L’attentato ad Equitalia: la rabbia sociale, la banalità del male e la Rete” parte da una considerazione: quello che le persone scrivono su Twitter “mettendoci la faccia” non va sempre imputato alla stupidità sociale. I molti che hanno ripreso la notizia del pacco bomba ad Equitalia esultando, mostrano anche il versante di una “rabbia sociale” che trova una sua dimensione espressiva in un continuum che va dal cinismo all’odio. Poi ci sono i molti che contrastano questo atteggiamento e che richiamano alla capacità di ragionare in modo meno umorale.
    In fondo la Rete è un territorio in cui l’agire discorsivo costruisce in modi nuovi la sfera pubblica. E’ uno dei luoghi oggi in cui si rappresenta la riflessività del sociale, in cui ri-deliberiamo continuamente le nostre intenzioni mettendo alla prova (collettivamente) ciò che “pensiamo di pensare”, mostrando quindi cosa siamo e vorremmo essere. Questo general intellect riflessivo – permettetemi la definizione sopra le righe – è un laboratorio in pubblico di emotività e razionalità che si condensano attorno agli eventi della vita in cui si mostra la nostra riflessività sociale.
    Ecco, questo Storify cerca di rappresentare, per quanto possibile, questa riflessività, attraverso quello che accade su Twitter tenendo conto della complessità della vicenda. Il senso è che dobbiamo andare oltre la vicenda di Equitalia e provare ad osservare come costruiamo adesioni e distaccamenti, mettendo alla prova il modo di raccontare come siamo cittadini e che società abbiamo in mente.
    Lo dice bene @ezekiel:

  2. se vogliamo acquisire un (nuovo) senso civico dobbiamo partire dai pensieri. E se Twitter e FB fossero un utile esercizio? @GBA_mediamondo
  3. Questo Storify è, in qualche modo, anche una reazione all’emergere
    di molte analisi giornalistiche un po’ a “senso unico” e di costume,
    come il pezzo scritto sul Corriere della sera a proposito della “ironia
    sadica verso l’Agenzia” che ha per titolo «”Otto milioni di mandanti”. Applausi choc su Internet».
    Come al solito il rischio è di trattare la Rete come un’entità dotata
    di pensiero, come se fosse un soggetto e perdere di vista la sua natura
    di ambiente in cui si producono e rappresentano le differenze: perché
    non è solo vero che “è motlo arduo rintracciare in Rete un qualche
    barlume di solidarietà”. La situazione è più complessa ed ambivalente.

    Partiamo
    da Spinoza, che fa della satira sociale il suo campo di battaglia, e
    che rappresenta uno di quei tweet che è stato molto re-tweettato lungo
    le timeline:

  4. Esplode pacco bomba in agenzia Equitalia. Era la prima rata. [fps76]
  5. per passare ad altre reazioni sparse che scivolano dalla satira (?) al cinismo. In realtà sono poche le espressioni dirette e moltissimi i re-tweet: le persone si riconoscono in alcune massime che esprimono il loro stato d’animo e lo “spirito del tempo”. Queste le 3 principali:
  6. RT @R_Reventlov_G: Bomba nell’ufficio dello sceriffo di Nottingham, sembra che i colpevoli si nascondano nella foresta di Sherwood.
    #Equitalia
    #bomba
    #tasse
  7. RT @m_carlucci: Attentato ad Equitalia. Sospettati 63 milioni di italiani! RT @Buone_Notizie
  8. RT @DiversamentAlta: Il dg di #Equitalia dopo la bomba: “Cosí ho salvato gli occhi”… Beato te, a noi non sono rimasti neanche quelli. Per piangere.
  9. Ovviamente troviamo tweet e re-tweet in cui si prende posizione, anche in maniera forte che mostrano la “qualità” della rabbia sociale:
  10. RT @ErMatteo: Mai pacco fu più gradito dagli italiani

    #equitalia

  11. Per il pacco bomba di ieri ci tengo ad esprimere tutta la mia solidarietà. A chi l’ha spedito. #equitalia
  12. Ma detto questo non possiamo ignorare la natura ambivalente della realtà che stiamo trattando: gli anticorpi all’odio li troviamo emergere negli stessi territori in cui la rabbia prende il sopravvento. In questo senso questo fenomeno è anche una grande occasione di “riflessività”, per confrontarci con noi stessi, per leggerci nella timeline ed osservarci attraverso i pensieri degli altri. Prendendo distanza, aderendo, cercando di capire quale realtà sociale stiamo costruendo:
  13. #Equitalia Fa riflettere il fatto che mentre alcuni perdono la casa , altri perdono due dita…
  14. E’ incredibile quanto, nel parlar concreto tra le gente, #equitalia abbia ricevuto poca solidarietà. Anzi ci si augura ancora di peggio..
  15. RT @pinellus: Essere contenti che al direttore di #Equitalia sia quasi saltata un mano, è la barbarie civile. Vi prego, restiamo umani.
  16. Isoliamo con tweet di civiltà chi si mette OUT e spedisce i pacchi bomba. #equitalia
  17. A volte la banalità del male si affronta anche con gesti semplici come quello di @_arianna che lo fa e lo dice:
  18. Su facebook sto cancellando dai miei contatti persone che esultano per la bomba contro Equitalia

4 pensieri su “Storyfing #Equitalia: la banalità del male e i 140 caratteri”

  1. Il tuo discorso è interessante.
    Le parole andrebbero soppesate, specie quando si parla di bombe e persone che ci rimettono le dita e non solo.
    Faccio sommessamente notare che, in tema di parole, trovo scandaloso come una macchina vessatoria simile l’abbiano potuta chiamata EQUITALIA. Equa Italia… Equa?
    Mi sto domandando quanto possa aumentare l’odio del quale parliamo, nei confronti di questa entità, l’uso di una parola così inadatta e oserei dire SBAGLIATA. Sono impazzito?

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