Obama: foto di famiglia senza Facebook

Le figlie di Obama non possono utilizzare Facebook. Scelta educativa dei genitori. Almeno per una, Malia, che ha tredici anni, perché Sasha, avendone dieci, non ha l’età per entrare.

Non che sia un problema. Molti pre-adolescenti mentono per farsi un profilo come i loro compagni. E molti genitori lo sanno e ne sono “complici”, lo fanno perché lo ritengono uno stato di “normalità” acquisito, con buona pace della norma.

Ma, certo, il Presidente degli Stati Uniti d’America non si mette a supportare la violazione delle leggi e Sasha dà il buon esempio alla nazione. Anzi: il fatto che se ne parli magari ricorda ai molti genitori – e anche ai figli – che esiste un limite di età per fare entrare i propri figli su Facebook. Quasi i tutti genitori dei compagni di scuola di mia figlia, dieci anni, non conoscono l’esistenza di un limite e decidono se fare aprire un profilo o meno in base ad altre considerazioni: “lo fanno tutti”, “mi fido di mio figlio”, “che male c’è tanto gli sto dietro”. Oppure, in modo simmetrico: “ma mica ce l’hanno i suoi amici”, “è piccolo/a avrà tempo”. Cose così. La scuola, d’altra parte, è un’agenzia educativa assente rispetto alle dinamiche di utilizzo e socializzazione al digitale e alle sue grammatiche e logiche. Si occupa, tra avverbi e conversioni di unità di misura, al massimo di educazione civica. Come se Facebook fosse solo roba da tempo libero. E comunque roba di cui si devono occupare i genitori.

Obama e Michelle scelgono di non fare entrare Malia nel social network. Di solito per i figli di tredici/quattordici anni rappresenta una punizione quando si va male a scuola: “ti tolgo il computer, così non entri più su Facebook che perdi tempo e non studi”. Un altro dei falsi miti da sfatare. Sappiamo che le cose sono più complesse di così e dipendono moltissimo dall’uso che se ne fa: chi lo usa solo per aggiornare lo status ha una probabilità più alta di risultati scolastici bassi ma che chi lo usa per relazionarsi con gli amici e condividere contenuti ha mediamente risultati migliori. Facebook può quindi fare anche bene alla scuola.

La famiglia Obama sa che ci sono rischi. Come ci ricorda la psicologa Maria Rita Parsi gli adolescenti “mettono immagini di famiglia, molto spesso ingenuamente mettono delle frasi in cui raccontano dove vanno, i loro luoghi prediletti. Non solo. Imitano gli adulti anche nelle foto. Su Facebook delle ragazzine di 12-13 anni si trovano foto osé’”. Anche qui molto generalismo e luoghi comuni. Non vorrei ritornare per l’ennesima volta sul senso del sexting come “moneta relazionale” per gli adolescenti e sui problemi dello sguardo “da adulti” sui loro profili o, ancora, sull’aumento di consapevolezza circa la necessità di proteggere i propri profili dall’intrusione di adulti e persone indesiderate. Non dico che i rischi non esistano. Serve consapevolezza per guidare a 16 anni un’automobile in USA e credo serva anche per stare sui social network. Ma, per favore, evitiamo giudizi generici che non partono da quello che veramente sta accadendo oggi nel rapporto tra adolescenti e Facebook (social network, cellulari, eccetera) se no rischiamo di prestare molta attenzione a una realtà che siamo noi adulti a costruire e che poco c’entra con il loro modo di vivere.

Alla fine credo che la dichiarazione di Obama circa il divieto di fare usare Facebook alle figlie sia una utile e utilitarista mossa. Utile perché pone l’attenzione sul problema dell’età giusta e del non dare per scontato il rapporto tra adolescenti e social network: se ci ha pensato lui, leader che della sua presenza in rete ha fatto tema della campagna politica alle presidenziali, perché non ci dovrei pensare io genitore normale? Mettere a tema una cosa come questa, portare ad alzare il livello di disattenzione dei genitori è utile. A condizione che poi ci siano modi di rispondere alle loro domande, inquietudini e perplessità – cosa che sui media e siti di news per ora non vedo.

Infine si tratta di una dichiarazione che politicamente ha il fascino del rigore educativo e le motivazioni di chi vuole il controllo sulla privacy familiare. Ha detto infatti Obama: “Perché mai dovremmo far sapere i fatti nostri ad un intero gruppo di persone che non conosciamo? La cosa non ha molto senso”. Rischio doppio, per sua figlia e per la sua vita politica. L’attenzione per i contenuti che circolano sui profili di parenti stretti di una figura di primo piano come quella è molto alta e può causare a qualsiasi leader molti problemi. Basta leggersi la storia del nipote sedicenne del dittatore nordcoreano Kim Jong-il.

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