Controllo dell’identità e diritto all’oblio: il nuovo senso della privacy online

L’Unione Europea discute una nuova normativa sulla privacy che declina temi che vanno dalla salvaguardia dei dati personali da parte degli utenti al diritto all’oblio.

Il vero punto è però che forse non siamo solo davanti ad un problema di cultura della privacy – posto che dovremmo rielaborare i significati che ancoriamo a questo termine che ha subito evolutivamente trasformazioni importanti nei nuovi spazi web di rimediazione dei confini pubblico/privato. Una normativa come questa che viene discussa ha a che fare con un mutamento diffuso della percezione del nostro diritto di gestione dell’identità anche negli spazi digitali.  Un’indagine Forrester Research propone di chiamare questa dimensione, di cui ci preoccuperemo sempre di più sia noi che le diverse organizzazioni ed imprese che hanno a che fare con la Rete, Personal Identity Management.

Forrester legge, come da suoi interessi, questa realtà di una crescente attenzione degli utenti per come vengono raccolti, gestiti ed utilizzati i propri dati personali nei termini di un’economia di mercato. Ma è evidente che non si tratta solo di preoccupazione relativa alla sicurezza o indignazione per lo sfruttamento. È probabilmente il segnale culturale di un cambiamento relativo ad un passaggio ad una fase di diversa maturità dei nostri modi di abitare la Rete e di pensare la nostra cittadinanza anche nel digitale. La privacy diventa allora un ambito di conoscenza e trasparenza circa l’approccio delle organizzazione nell’utilizzo dei dati personali e comporta livelli di responsabilità e di rispetto nei confronti dell’individuo quando vengono raccolti ed utilizzati i suoi dati comportamentali, relativi alle preferenze, ecc.

Ma ha anche a che fare con la portability, la possibilità di recupero dei propri dati (ricordate quanto è avvenuto con Facebook?) leggibili su diversi supporti e di gestione diretta, cioè con la possibilità di correggere, aggiungere o modificare dati a proprio piacimento. Il controllo della propria identità online – e dunque la sua costruzione  – ed il diritto all’oblio stanno così diventando un tema centrale del nostro dibattito culturale, un dibattito che risulterà spinoso e problematico perché si scontrerà anche con domande etiche di diversa natura: potremo manipolare la nostra cartella medica digitale e i dati relativi al nostro comportamento di guida associati all’automobile che rivendiamo? Si tratta di domande che ad un livello più alto di astrazione rimandano al rapporto tra vita, memoria e rappresentazione. Come commenta Riccardo Luna relativamente a questo tema:

la nostra impronta digitale ci può restare attaccata come un tatuaggio per tutte la vita. E questo può essere un problema, per tutti, ma soprattutto per quelli che vogliono rifarsi una nuova vita […]Ma quello che dovremmo dirci, ora, subito, una volta per tutte, è che non esiste “il diritto a sparire dal web”, così come non esiste il diritto a sparire dal mondo […]resteranno sempre dei documenti a parlare di noi, e poi la memoria degli altri che ci ricorderanno. Quelle cose non si possono cancellare con un clic. E nemmeno con una legge europea o intergalattica.

 

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Una riflessione sul versante del mercato l’ho scritta qui.

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