Insopportabile Sanremo: tra mainstream pop e micro narrazioni deboli

Quella del doppio schermo (la fruizione contemporanea di produzioni televisive e accesso ai social network per commentare ed approfondire) è una realtà ormai consolidata. L’attenzione che abbiamo per l’edizione di Sanremo 2012 passa anche attraverso questa idea di un’audience italiana connessa che può indicarci il mutamento dei pubblici nei modi di fruizione anche, in ottica un po’ ideologica, di nuova liberazione di energie di consumo creativo attorno a prodotti mainstream. Per questo analizzare concretamente quanto accade diventa strategico per cogliere i segnali di cambiamento dei flussi mediali e delle dinamiche partecipative.

Vincenzo Cosenza ha analizzato i tweet relativi alla prima serata di Sanremo 2012 mostrando una diffusione in modalità news a partire da personaggi con molto seguito che assumono la natura di hub informativi. È interessante notare come i principali siano soggetti riconducibili al mainstream mediale:

il Fatto Quotidiano che riesce ad inanellare una serie di messaggi molto rilanciati dai suoi quasi 250.000 follower. Ben piazzato anche Andrea Scanzi, giornalista dello stesso giornale. Tra gli addetti ai lavori più seguiti ci sono Fabio Alisei, dj di Radio DeeJay, Francesco Facchinetti, Rudy Zerbi, Antonello Piroso.

Ho pensato di approfondire con lui il fenomeno.

GBA: A guardare i dati che hai elaborato sembra evidente che, di fronte ad alcuni fenomeni di tipo mediale – o rilevanti dal punto di vista mediale: un evento, un incidente o il festival di Sanremo – un social network come Twitter sia funzionale alla diffusione e riproduzione di contenuti veicolati dai media stessi (o da chi professionalmente produce contenuti per i media generalisti). È un fenomeno ormai assodato in altri casi (vedi ad esempio #rescatemineros) ma mi sembra che l’afflusso pop o generalista, se vogliamo, nella twittersfera italiana stia accentuando il fenomeno.

VC: Si, concordo, ma se e solo se i media tradizionali ne sanno cogliere l’opportunità. In questo caso quelli de Il fatto quotidiano sono stati svegli nello sfruttare questa propensione di Twitter lanciando #occupysanremo un hashtag ad hoc che ha rappresentato anche una sorta di occupazione di twitter (nel senso che ha funto da catalizzatore di retweet).

Accanto a questa forza degli account “pop” emergono forze diverse  come quelle degli account al veleno (Iddio, Insopportabile, Twitstupidario) che fanno da contraltare alla narrazione seriosa/istituzionale che avviene in TV.

GBA: Molti analisti non considerano Twitter esattamente un social network (penso a Pew Internet Research) e mi sembra che l’attenzione che cominciamo a porre sulla sua funzione di diffusore di news a partire da pochi centri “privilegiati” dia ragione a questa interpretazione. Non sono convinto che le cose stiano così ma vorrei un tuo parere.

VC:  Io sostengo che sia comunque un social network, anche se asimmetrico. E’  questa tipologia di design che stimola la creazione di hub forti e dunque di “diffusione centralizzata”. Dunque è un news network proprio perché è un social network asimmetrico.

GBA: Dino Amenduni mette in luce invece l’altro lato della medaglia quando scrive: “Il senso di coralità di un’esperienza narrativa che è possibile sperimentare durante un grande evento o un programma televisivo non c’è, perché non emergono le gerarchie (chi ne sa di più, chi ne sa di meno; chi è in studio e chi è a casa), non c’è tempo per leggere tutto (troppi tweets al secondo) e chi scrive ha ancora meno tempo degli altri per leggere”.  Insomma: un rumore di fondo indistinto in cui tutti hanno qualcosa da dire ed esprimere con urgenza senza il tempo (la voglia?) di leggere gli altri.

VC:  Dino Ameduini mette in luce un aspetto non nuovo e anzi connaturato a Twitter: l’assenza di meccanismi per far emergere i twit più commentati (FB ad esempio li mette in evidenza ad inizio pagina) e la difficoltà di seguire lo stream della propria rete. In questo contesto gli utenti che vogliono emergere tenderanno a scrivere, più che a leggere, quelli più passivi a leggere e retwittare (come la mia piccola analisi dimostra). Ragionerei per tipologie di utenti e non generalizzerei.

In definitiva mi sembra che un fenomeno come questo ponga l’attenzione su un contesto di fruizione produttiva di tipo asimmetrico, che tende a muoversi tra l’aggregazione attorno a celebrity (native o meno)/media mainstream e il bisogno di emergere comunicativamente. Le specificità della piattaforma consentono, di fatto, una fruizione che unisce il senso della diretta (seguire l’hashtag #sanremo2012, ad esempio) con la possibilità di vedersi in diretta attraverso i tweet prodotti e accanto alle celebrity. Un po’ l’effetto “manina che saluta” di fronte ad una telecamera spesso lo cogliamo. Specialmente laddove l’approccio alla fruizione è più generalista, da pubblico. Accanto abbiamo però le possibilità di contro-narrazione, penso all’hashtag #occupysanremo, che crea quasi un flusso parallelo (l’effetto “mai dire” della Gialappas: guardo la TV e leggo i tweet). L’ordine cronologico del tipo pagina di Facebook è qui impossibile. Vivere nel flusso – che è la modalità più adatta alla neotelevisione – diventa così la realtà che emerge con più vigore disperdendo la forza delle micro narrazioni.

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