Lo splendore e i rischi della social news: Repubblica si fa Blu su Facebook

Ripensare i progetti editoriali dell’informazione tradizionale, ad esempio i quotidiani, all’epoca dei siti di social network, significa tenere conto di una realtà in cui i meccanismi di selezione passano sempre di più dalla propria rete sociale e dalle forme di curation che questa mette in atto. Non è solo una questione che ha a che fare con il presidio di Facebook, in cui aggregare audience che finiscono per essere pensate come likers; o di Twitter, in cui rilanciare con poca costanza le principali news: occorre confrontarsi con una realtà dei propri pubblici che è mutata e con una trasformazione dei modi in cui da utenti del web consumiamo le news in Rete.

Per questo motivo è interessante osservare il nuovo progetto di Repubblica.it, “Blu”, una app per Facebook, pensata quindi per il pubblico dei social network, che si propone di aggregare in una pagina una selezione di news incorporando un principio selettivo che tiene conto del network del lettore:

La homepage è come un mosaico che si compone in base ai gusti dell’utente e alle segnalazioni dei suoi amici. È la rete sociale dei lettori a stabilire in ogni momento il palinsesto delle notizie che compongono la prima pagina, creando in tempo reale l’agenda di tutto ciò che fa notizia e che crea dibattito in rete. In questo modo la homepage non è più un elenco statico che l’utente si limita a scorrere, ma diventa materia viva che il lettore plasma con i suoi gusti e attraverso le interazioni della comunità.

Una sorta di doppio filtro, quindi: un primo costituito dalla testata che seleziona determinati contenuti informativi e un secondo fatto dai propri friend su Facebook che leggono questi contenuti e in base alle scelte di lettura determinano il palinsesto della nostra home di Blu. Un’agenda dettata quantitativamente (immagino si tratti di numero di views, commenti e like – al momento l’algoritmo di produzione del ranking non è chiaro) dai lettori di quelle news che Repubblica ritiene adatte a Blu. Sì, perché non abbiamo a che fare con la totalità delle notizie: l’orientamento di Blu è quello di caricare principalmente video relativi ai temi adatti al target per cui l’operazione è pensata, quello dei giovani adulti, che in Italia copre la fascia 18-34 anni. Il principio di selezione editoriale è quindi: i temi che interessano i nostri “giovani” lettori, che sono “spettacolo, cinema, università, sport, musica, persone, divertimento”, e il formato che prediligono, che è quello video.

In pratica siamo di fronte ad un ecosistema editoriale dell’informazione che tenta, da una parte, di incorporare lo spirito dell’abitare un contesto collettivo e condiviso di social network – la social news, passatemi il termine – e che, dall’altra, orienta fortemente il modello alla sua percezione di cosa un news consumer giovane “consuma”, incorrendo in alcuni rischi che provo a sottolineare.

Il primo ha a che fare con le selezione editoriale della tipologia di news che si orienta fortemente a cultura e tempo libero ma corre il rischio di strizzare l’occhio ad un lettore interessato al gossip, alle celebrity e ai video di “gattini che fanno cose strane”. Non dico che sarà necessariamente così ma se osserviamo oggi il palinsesto presente è un rischio consistente.

Un secondo elemento rilevante ha a che fare con la relazione fra costruzione del palinsesto news e rete di friend e il rischio corrispondente che in letteratura va sotto il nome di omofilia.

Così, tra rischio di omofilia e dell’esaltazione dei video sui gattini si finisce per depotenziare la potenzialità di curation che l’unione fra una redazione professionista ed una rete di lettori connessi potrebbe avere, diluendolo in una realtà di cerchie che rischiano di chiudersi in un’autoreferenza informativa.

(Continuate a leggere su TechEconomy.it)

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