Mediamondo chiuso da WordPress. Una storia vera.

Mediamondo è stato chiuso da WordPress. “Allora perché lo sto leggendo?”, ti chiederai. Una cosa per volta.

Ieri notte scopro per caso che il mio blog è irraggiungibile e che al suo posto compare un messaggio di WordPress che ne segnala la chiusura o sospensione per probabile violazione delle regole della piattaforma e che pubblicizza alcuni post di altri blog sempre ospitati da WordPress che “così hai comunque qualcosa da leggere anche se Mediamondo te lo abbiamo chiuso”.

Dopo un primo momento di incredulità – non ho un blog che fa polemica, attira troll o viola sistematicamente le regole del copyright, almeno: non con cura e costanza ;) – e il refresh della pagina quel centinaio di volte, scrivo a WordPress. Dopo quasi quattro ore mi risponde Anthony:

Hi there,
Thank you for getting in touch.
Your site was flagged by our automated anti-spam controls. We have reviewed your site and have removed the suspension notice.
We greatly apologize for this error and any inconvenience it may have caused.

Ecco perché lo stai leggendo. Una storia molto banale, come vedi. Da cui credo di avere imparato alcune cose.

1. Capita. Scrivendo della chiusura su Twitter e Facebook alcuni mi hanno detto che succede. Che è capitato anche a loro, a tizio e a caio. Che su Facebook succede con buona frequenza. Che uno poi scrive e vedrai che lo sbloccano.

2. WordPress è il male. Accanto a Google, Facebook, Nestlé e quelli lì ci va anche lui. Che in fondo siamo tutti felici e sfruttati da mega corporation nella generazione di contenuti (o consumo di cioccolato) che ci controllano in modi invisibili e utilizzano i nostri dati per loro fini e che se gli gira ti chiudono perché sono loro i proprietari dello spazio e tu solo un ospite (per la cioccolata è un po’ diverso ma ci siamo capiti lo stesso).

3. Nel dubbio la tua visibilità viene sospesa. Tu non sai esattamente perché ma hai fatto qualche cosa che viola o potrebbe violare – non si sa: nel dubbio, appunto, ti si sospende – le “Condizioni generali per l’Utilizzo del Servizio”.

4. Lo impari quando te ne accorgi. Non c’è notifica, nessuno che ti scriva una mail per dire “ehi ti abbiamo chiuso perché quella cosa delle “Condizioni generali per l’Utilizzo del Servizio”. Ma come, lo possono fare? Beh, sì, vedi il punto 2. Se vuoi saperne di più lo racconta bene Ernesto:

Auttomatic ((il soggetto che gestisce la piattaforma WordPress.com) si riserva il diritto di sospendere l’accesso al sito (e, in generale, l’erogazione del servizio) senza comunicazione preventiva e senza che possa esserci una motivazione; naturalmente – chissà perchè – le regole cambiano se invece che un account free l’utente abbia sottoscritto un account VIP (cioè a pagamento).

5. Non è chiarissimo chi contattare e come. La pagina che ti trovi davanti, quella che dice che il tuo blog è sospeso, ti consiglia chiaramente di contattare il WordPress.com support, dove entri in un tunnel semantico in cui ti sembra di cercare una risposta ad un quesito tecnico. Infatti servono tre passaggi per scrivere qualcosa che non sia una domanda che cerca in un data base una risposta automatica circa un disfunzionamento. Comunque qualcuno mi ha segnalato da Twitter (grazie @mauriziog) la pagina giusta con la form “Contact form for suspended blogs”. Ora, caro Wirdpress, avendomi tu sospeso il blog non conviene a tutti se mi rimandi direttamente su quella come se sapessi veramente cosa stai facendo? Non fa più customer service?

6. Non sei un customer vero se non hai un account VIP. Le regole cambiano se non hai un account free ma uno VIP e prima ti parlano poi ti chiudono.

7. È successo anche a Webconoscenza, cioè a Gigi Cogo nei giorni in cui anche lui presentava il suo ultimo libro. Non che ci sia una correlazione fra questo, il punto 6, ecc. Ma nel DNA del nostro Paese c’è la dietrologia e la teoria del complotto, quindi io+Gigi+pubblicizzareultimolibro+nonVIP=…

8. Un BOT ti chiude un umano ti riapre. La sensazione è quella. Ci sono controlli automatici sullo SPAM che portano a chiuderti in modo automatico e ti scrive Anthony che si scusa e molto. Come non volergli bene? Vedi punto 2.

8. Non sei solo. Scrivi dopo mezzanotte e mezza sui socialcosi cosa ti capita e trovi una comunità che ti supporta emotivamente e tecnicamente. Da studenti a giornalisti a manager di imprese di telecomunicazione che fanno pressione rilanciando commenti che coinvolgono @wordpress, che ti segnalano a chi scrivere, che ti rassicurano sugli esiti, ecc. Che poi non sono studenti, giornalisti, manager, ecc. ma solo la mia rete di contatti. La form per loro è sempre quella giusta. Sono i nostri Stati di connessione (lo avevo già scritto che in questi giorni promuovo il mio nuovo libro?).

9. Gli #statidiconnessione (se parli del libro usa questo #hashtag, grazie) convivono con il “male” (vedi punto 2), anzi sono un prodotto collaterale di piattaforme proprietarie che ci fanno costruire contatti e sviluppare reti potenziali di connessione da attivare quando serve o che si attivano spontaneamente sollecitate dalle conversazione che produci. È assieme a loro che hai la sensazione che sia possibile rivendicare diritti essendo ascoltato, negoziare spazi di libertà ed espressività e che si possa affrontare la banalità del male un giorno dopo l’altro costruendo un racconto collettivo che la renda più trasparente e ci renda più pronti ad affrontarla e non accettarla.

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17 pensieri su “Mediamondo chiuso da WordPress. Una storia vera.”

  1. Nota ovvia ma necessaria: tutti questi punti sono ovvi e ben noti da anni, e sono LA ragione per cui se si vuole fare un blog seriamente, non a perdere, ci si deve organizzare con un proprio blog indipendente (cioè con dominio suo, con un’installazione sua di WordPress o quello che è, che si può spostare da un ISP all’altro senza problemi, eccetera), senza stare su WordPress.com, blogspot, facebook e via dicendo.

  2. Il punto più importante: non sei solo. Ho vissuto momenti di solidarietà che mi hanno reso felice, che hanno dato altra solidità alla mia vita.
    Altro punto importante: quanto capita una cosa così, ti accorgi di quanto il tuo blog ti sia caro, rammenti tutto quello che in esso hai riversato di te, dei tuoi pensieri, delle tue riflessioni, tutto quello che gli altri ti hanno dato: e vuoi/devi proteggerlo. Perdere un blog è un vuoto incolmabile, anche se ne apri uno nuovo, quello che hai perso è come aver perso un pezzo della tua vita.
    Il punto più amaro è il n.2: capire che l’esistenza di questo spazio così caro è possibile perchè c’è qualcosa che ci fa soldi sopra…e ancora una volta si è incastrati nel vortice di un sistema la cui finalità è solo quella di stare nel mercato: una contraddizione molto pesante da sopportare, forse il prezzo da pagare.

  3. Non sono d’accordo sul n.2. Seguo il blog di Matt Mullenweg da anni, conosco Automaticc e ho incontrato di persona alcuni suoi dipendenti. Al contrario la mia impressione è che sia una delle poche aziende dotcom che si riconosco per etica e valori.

    Per dire, i dipendenti di Automaticc sottoscrivono un credo, che tra le altre cose dice: “I will build our business sustainably through passionate and loyal customers. I will never pass up an opportunity to help out a colleague, and I’ll remember the days before I knew everything. I am more motivated by impact than money, and I know that Open Source is one of the most powerful ideas of our generation”

    http://ma.tt/2011/09/automattic-creed/
    http://automattic.com/work-with-us/

    1. Che è il motivo per cui uso e credo al WordPress free (vedi conversazione su Twitter) anche se i modi di oscuramento sbrigativo e senza notifica sono una cosa che da utenti non possiamo tollerare.

  4. A Valentino: io pure ho conosciuto aziende con dipendenti e dirigenti encomiabili per etica e valori. E allora? Poi quando i dirigenti sono cambiati è cambiata la musica, oppure, ancora più semplice, le spese sono aumentate al punto di dover chiudere o vendere a chi aveva altre priorità.

    Quanti di quelli che sono rimasti “fregati” prima da geocities e ultimamente da splinder avrebbero pensato che sarebbe finita com’è finita?

    Con questo non voglio AFFATTO condannare chi si serve di piattaforme come wordpress.com: il blog è suo, è una sua scelta. Mi sembra solo molto, molto ingenuo chi lo fa senza rendersi conto che ci sono questi rischi o limiti. Tutto qui.

  5. 1) sì.
    2) no, o almeno ni. Utilizziamo un servizio gratuito, che non comprende alcuna assicurazione, per pubblicare contenuti che nessuno ci obbliga a pubblicare; il servizio utilizza i nostri contenuti (o meglio la loro presenza).
    3) sì, è più facile da gestire.
    4) sì, ma non te lo tengono nascosto (molto meno di certi servizi telefonici a pagamento :-)
    5) è un mondo fatto male :-)
    6) ottieni quello che paghi.
    7) ce l’hanno con me :-)
    8.1) sì.
    8.2) è molto consolante/coccolante.
    9) sì. Quanti sono quelli disposti a offrire uno spazio in cui li si può criticare pubblicamente?

  6. Utilizzi una piattaforma che non è “tua”, gratuitamente ed accettandone le regole. Poi mi sembra di capire che ti abbiano riattivato il blog in poco tempo. Quindi tutto questo identificare la piattaforma con il “male” mi sembra eccessivo. Esprimersi liberamente è un diritto, ma anche difendersi dagli abusi della propria piattaforma (e sul web ce ne sono eccome) mi sembra che lo sia in ugual misura. Se tu, ad esempio, decidessi di cancellare un commento, senza preavvisarne l’autore, non mi sentirei di gridare allo scandalo ed all’abuso.

  7. Io credo molto nell’open source: sarebbe bello se la Rete un giorno divenisse completamente open source.
    L’open source però al momento ha ancora dei limiti: deve diventare più versatile anche verso chi è meno “informatico”, perchè non tutti riescono a smanettare e a volte non si ha neppure il tempo per farlo, per cui si finisce per forza per cercare qualcosa di immediato nell’uso.
    Cosa vuol dire questo? che la forza di piattaforme già preconfezionate sta proprio nel fornire un mezzo alla portata di tutti, più facile da aprire e da utilizzare, mentre nell’open source ti devi arrangiare, quindi finisce purtroppo per essere più per gli “addetti ai lavori”, diciamo così, nonostante i suoi nobilissimi principi.
    Avrei tanto voluto utilizzare, per esempio, Ubuntu, ma sul Mac aveva un sacco di problemi di installazione, e alla fine mi sono arresa anche sul PC dopo averlo installato con fatica e senza riuscire ad attivarlo: eppure sono una che riesce a smanettare un pò, tempo permettendo e nonostante i miei limiti di non informatica: finisco così per invidiare alcuni miei amici che essendo informatici invece arrivano ovunque.
    Ma perchè solo loro possono? la Rete deve essere alla portata di tutti, ed è anche per questo che, per esempio, invece FB ha avuto grande successo: è facile da usare anche per le rape.

    1. Capisco che sia un problema la chiusura senza (pre)avviso da wordpress, per ora non mi è capitata (per fortuna).
      Vero quello che dice gianki, ottieni quello che paghi.
      Non capisco i problemi su Ubuntu, l’installazione è semplice e l’utilizzo anche (appena più complicato con partizione e dualboot), capisco che Win e Mac sono preinstallati.
      Segnalo che con Ubuntu, se si ha un problema software si smanetta e si risolve, con Win e Mac si va in assistenza e si paga (o si smanetta e si risolve), forse con Linux manca un’assistenza a pagamento distribuita.
      Non sono informatico, ma arrivo dove mi serve col computer, ad esempio Ubuntu mi collega ad internet col cellulare senza installare programmi specifici.

    2. “la forza di piattaforme già preconfezionate sta proprio nel fornire un mezzo alla portata di tutti, più facile da aprire e da utilizzare, mentre nell’open source ti devi arrangiare”

      anche se è vero che oggi per avere una piattaforma propria devi “arrangiarti”, l’affermazione qui sopra è sbagliata. Nel senso che nessuno impedisce ai fornitori di hosting, che hanno programmatori professionisti, di VENDERE spazi Web con “piattaforme già preconfezionate” cioè già complete di wordpress, server di posta personale e altro, preconfigurati in maniera tale che usarli sia semplice quanto stare su wordpress.com

      Con la differenza che l’intero pacchetto sarebbe in ogni momento completamente copiabile/trasferibile su un altro hosting, completo del nome di dominio.

      Perché non lo facciano non riesco a capirlo

      1. Basta cercare:

        Finalmente un Hosting con WordPress preinstallato in italiano
        15 giugno 2011

        Qualche mese fa mi ha contattato Luca di WpSpace.it chiedendomi qualche consiglio e parere su un progetto che stava iniziando a prendere forma: un servizio ad attivazione immediata di hosting wordpress + dominio in italiano con WP preinstallato.
        http://www.wpmania.it/2011/06/15/finalmente-un-hosting-con-wordpress-preinstallato-in-italiano/

        http://www.wpspace.it/

      2. @Stefano Dall’Agata: io ho scritto specificamente “piattaforme già preconfezionate cioè già complete di wordpress, server di posta personale e altro”

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