Una narrazione connessa: #2agosto1980

È il primo anno che la commemorazione della strage di Bologna del 2 agosto 1980 diventa così significativamente presente online. Con il progetto del Comune di Bologna sulla rete Iperbole “Bologna due agosto – verso una memoria condivisa” che raccoglie in un Tumblr i pezzi di vita di chi quel giorno ha visto il suo percorso quotidiano intrecciarsi con la violenza della bomba stragista:

nell’auspicio di andare sempre più verso una memoria condivisa, vuole ricordare soprattutto le vittime: i nomi, le immagini e le storie delle persone che quella mattina passavano per la stazione centrale della nostra città raccontano nella loro tragica fatalità la violenza senza senso di quell’attentato – la “banalità del male” per dirla con Hannah Arendt – e perpetuano lo sgomento di una intera città che ha saputo farsi comunità.

Il progetto è particolarmente adatto a diventare un pezzo della sfera pubblica capace di mettere a tema questo pezzo di Storia dell’Italia che è una ferita lacerante e sempre aperta: non c’è stata giustizia civile né umana capace di ricucire lo strappo e per noi, quelli della mia generazione, è stato il nostro 11 settembre. È adatto perché si pone al di fuori di una costruzione narrativa di una memoria storica unitaria fatta dalla linearità novecentesca del paradigma scrittura/lettura. Qui si privilegia il frammento micro-storico prodotto da vissuti singolari, come quello di Piero:

avevo 15 anni. lavoravo già a quel tempo in via carracci proprio dietro alla stazione. Di quel sabato ricordo ben poco abitavo in provincia ed allora le notizie non correvano come oggi. Ricordo benissimo però il lunedì quando andai a lavorare. C’era ancora fumo che saliva dalla stazione e soprattutto non c’era più la stazione. Ricordo i funerali , ricordo Pertini e soprattutto da quel giorno non ce l’ho più fatta ad entrare nella sala d’aspetto della seconda classe.

Memorie personali che si intrecciano alle foto che hanno documentato quella giornata nei quotidiani, alle storie delle vittime costruite da immagini e ricordi dei genitori, a video commemorativi che negli anni sono stati prodotti da trasmissioni televisive o sintesi di spettacoli teatrali…

Il racconto è costruito da questa rete di connessioni e non da un narratore unico che linearizza un proprio pensiero parola dopo parola, pagina dopo pagina. I frammenti producono senso quando li percorriamo generando configurazioni che giustappongono frammento a frammento, dando forma ad un’esperienza costruita da un sentire cha passa dall’esplorazione e dalla lettura, dagli sguardi di quelle immagini e l’eco dei suoni registrati. La chiamata alla scrittura del proprio ricordo come forma di engagement politico porta ad iniettare con le memorie vive, quelle connesse ai singoli vissuti, le memorie d’archivio dell’associazione dei familiari delle vittime costruendo un presente storico che schiaccia la temporalità del passato su un’apertura riflessiva presente: anche io, come Marina

Nell’estate del 1980 avevo 13 anni. Gli esami di terza media erano finiti, non avevo compiti da fare all’ultimo momento [...] Ascoltavo con identica passione i Police di Don’t stand so close to me e Luna di Gianni Togni […] Ricordo gli autubus, quelli col numero 37, usati per caricare i cadaveri.

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4 pensieri su “Una narrazione connessa: #2agosto1980”

    1. Grazie della segnalazioneFabrizio,una bellissima iniziativa. Credo che sia interessante quest’anno il fatto che sia un’istituzione pubblica a promuovere la connessione della memoria.

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