Pontifex: il primo tweet

Pontifex

Domani il Papa debutterà su Twitter con oltre un milione di follower, titola l’Ansa. Si tratta di un evento importante per diverse ragioni e forse vale la pena osservarlo un po’ più da vicino e fuori dal clamore massmediale.

Lasciamo innanzitutto da parte ogni polemica sulle reazioni ironiche che ha scatenato l’arrivo su Twitter di Benedetto XVI, l’apertura di un canale di comunicazione in un ambiente in cui gli utenti possono prendere la parola, un ambiente dove il calambour e il fake come l’irritazione e la protesta hanno voce, ti fa correre il rischio.

Prendiamo la sua discesa in Rete sul social network che avviene con un’annunciazione di un Tweet per Mercoledì 12 Dicembre ed è preceduta dall’apertura di 8 profili @Pontifex (in lingue diverse). Come dire: prima viene la presenza e poi la parola.

Prendiamo la relazione fra follower e following e scopriremo che ogni profilo del Papa segue altri 7 profili: gli altri sé stesso. Come dire: prima viene la presenza poi (eventualmente) la relazione.

Non sappiamo ancora come e se si svilupperà la dimensione conversazionale, quell’intima natura che costituisce la pietra angolare dei social network, ma le premesse fanno immaginare un uso di Twitter come amplificatore delle parole del Pontefice secondo una logica news centered e la sua presenza come presidio che ha un alto valore simbolico ma sembra poco attento allo spirito dei tempi.

Eppure le intenzioni sono chiare, come spiega Antonio Spadaro:

La Chiesa sa che oggi i messaggi di senso passano attraverso i network sociali, che sono dei veri e propri “luoghi di senso”, dove la gente condivide la vita, i desideri, le impressioni, le domande, le risposte… Quindi, la presenza del Papa su Twitter è una presenza che sostanzialmente vedrei come in continuità con la presenza del Papa in strumenti come la radio, quindi alla decisione di Pio XI di trasmettere il messaggio del Vangelo attraverso la Radio Vaticana.

Ed è questo il punto. Come ho già scritto la Chiesa considera la Rete un territorio di senso per la vita dell’uomo e, di conseguenza, la sua presenza online come necessaria per abitare dove le relazioni sociali abitano. Quindi, da una parte, è estremamente interessante la sfida che il Papa ha lanciato con la sua presenza diretta online che incoraggia i cattolici ad “essere nell’ambiente digitale così come nell’ambiente fisico” perché sottintende che “la vita è una sola, sia che essa sia nell’ambiente fisico, sia che sia nell’ambiente digitale. La realtà della Rete non è una realtà parallela, rispetto all’esistenza”. Dall’altra però questa discesa su Twitter, così piena di enfasi massmediale, adatta ad una produzione di contenuti dall’alto verso il basso, fanno pensare ad una visione che metaforicamente richiama strategie di evangelizzazione più che la presa di consapevolezza di entrare a far parte di una comunità.

Così siamo qui tutti ad aspettare il primo tweet quando avremmo potuto imbatterci in esso, con l’umiltà di un profilo aperto senza annunci – il nick c’è già tutto, bellissimo: Pontifex – e la sorpresa di vederlo comparire per vie misteriose nella nostra timeline, come se non fosse un brand ma un nuovo utente ad alto valore simbolico.

Partecipazione transmediale e circulation

davveromanituana

La riflessione che sto svolgendo attorno ai pubblici produttivi – in parte “precipitata” editorialmente in “Stati di connessione” – mi ha portato ad analizzare concretamente quelle forme partecipative transmediali che mostrano la trasformazione delle audience in una chiave “post” che dobbiamo imparare ad osservare ed interpretare. La lezione della social television e la morte del telespettatore puro sta rendendo tangibile la direzione presa. Ma esistono molti altri ambiti che sperimentano questa mutazione e non necessariamente solo dall’ultimo anno. Ambiti che mettono a fuoco la necessità di ripensare il modello editoriale di produzione, distribuzione e consumo di contenuti culturali, ad esempio.

E’ questo il senso dell’articolo  Productive publics and transmedia participation, appena pubblicato nella rivista “Participations. Journal of Audience & Reception Studies”, e che analizza lo storytelling come piattaforma transmediale di attribuzione di significati e di costruzione di un ethos condiviso. I pubblici produttivi partecipano in modi diversi (come prosumers, ProAmmers, produsers) alla creazione di un nuovo modello di circolazione di contenuti narrativi. La circolazione si riferisce ad un sistema emergente ed ibrido in cui la diffusione mediale operata da spreadable media è parzialmente messa in forma da comportamenti di consumo autorizzati e non e in cui operatori commerciali e non commerciali aiutano i contenuti a diffondersi attraverso le culture. I casi approfonditi riguardano la natura transmediale e partecipativa del romanzo Manituana dei Wu Ming, la sperimentazione proam del fumetto Davvero e la forma di engagement della comunità di lettori, lo Storfying de La Stampa di Anna Masera e i pubblici produttivi nelle news e la produzione indie di Open Webcomics Shockdom.

 

Productive publics and transmedia participation

Abstract

The purpose of this paper is to describe the emerging reality of networked and productive publics in the increasingly complex environment of the transmediality of production, distribution and consumption of digital contents related to entertainment and information. In this context, storytelling becomes a transmedia platform for the attribution of meaning and the construction of a shared ethos; here, “productive publics” participate in different ways to create a new model for the circulation of narrative contents. In this paper, I consider some Italian examples of transmedia contents (which in this paper I refer to as “bonus track”) that circulate freely, and have been developed either by corporations or by authors, both as “productive publics,” in complex ways generating participatory practices that produce different possibilities of liberation and of exploitation.