La comunicazione del movimento 5 Stelle e la Rete. La narrazione consolatoria dei media e il cono d’ombra 2.0

5 stelle

[Credit immagine: Giornalettismo]

Si è parlato in questi giorni dell’uso a bassa tecnologia della Rete da parte del movimento 5 Stelle. Serena Danna sul Corriere in una bella analisi spiega come:

Il progetto di Grillo e Casaleggio ricorda quello dei colossi del web Google e Facebook, che lavorano per creare una dimensione esclusiva di navigazione online dove tutta l’attività dell’utente si svolge dentro il perimetro del mondo di valori, idee, contenuti e servizi costruito su misura per lui. […]La strategia 5 Stelle su Internet, lungi dall’essere centrifuga, trasparente, conflittuale e diffusa – come la Rete stessa è -, finisce con l’essere centripeta e partigiana: con un centro che diffonde i messaggi senza rispondere a critiche e commenti.

In realtà in parte ri-spiega. Sul fatto che Grillo emetta ma non riceva si era già discusso ampiamente a partire da un post di Massimo Mantellini del 2007. E ciclicamente abbiamo analisi più o meno scientifiche che si sono occupate di descrivere questa monocrazia comunicativa così poco 2.0 e molto mainstream.

Ma non credo che il punto sia questo. Non è questo il fatto veramente nuovo. Certo c’è il tentativo di confusione ideologica tra movimento 5 Stelle e Rete: come se fossero la stessa cosa. “Lo deciderà la Rete” dice Grillo ai cronisti televisivi. È la retorica del vecchio contro il nuovo, dello sparso e diffuso verso il concentrato ed unidirezionale. Eppure, si dice, la sua comunicazione funziona come tutte le comunicazioni politiche novecentesche: partigiane e centripete.

Ecco, io trovo oggi – oggi che il movimento 5 Stelle ha vinto come novità assoluta le elezioni, non nel 2007 – questa spiegazione pericolosa in quanto consolatoria. Provo a spiegarmi.

Si dice: in fondo Grillo è un vecchio medium verticale, di quelli che conosciamo. Ma non si tiene conto del fatto che se Grillo – il suo modo di accentrare conversazioni nel blog, di non retwittare praticamente nessuno, ecc. – cioè “la testa” non è social-orizzontale, non è che non esista una “lunga coda” diffusa che spalma, occupa spazi comunicativi nella Rete, fino ad arrivare ad attività di pseudo trolling invasive…

Una lunga coda che satura continuativamente in chiave 2.0 indipendentemente da una strategia centralizzata. E bastava abitare i commenti di pagine Facebook di altri partiti durante il periodo elettorale o i commenti delle news online o di post nei blog per rendersene conto – rileggetevi i Wu Ming. Oppure bastava seguire discussioni e talvolta flame che si scatenavano su Facebook e Twitter con i detrattori – spesso semplici commentatori innocui – di Grillo.

Ecco io di questa lunga coda terrei, con grande umiltà, conto. Perché è in questo cono d’ombra socialmediale che abbiamo assistito alle logiche e alle motivazioni più profonde che hanno portato ad un cambiamento dell’opinione pubblica che pesa circa 2 milioni di voti attribuibili al centro sinistra, ad esempio. I media possono continuare ad analizzare la relazione fra Grillo/movimento 5 Stelle e Rete considerando la Rete come se fosse un mezzo. Invece è un ambiente, una realtà più complessa, abitata da milioni di persone che vivono – anche – lì nelle diverse pratiche ed abitudini, conversazioni e letture, ecc. Non tutti gli italiani. Certo. E il successo del movimento 5 Stelle non sta solo nella Rete. Certo (ricordate la relazione con le Piazze?).

Nel continuo tentativo di comprendere un fenomeno elettorale come questo e la sua natura comunicativa osserverei infine le preferenze dei giovani Italiani:  tra i 18 e i 24 anni il 47,2% dei votanti si è espresso in favore del movimento 5 Stelle (dati Tecné). Ecco, per esempio, questa fascia d’età nella Rete/ambiente abita, e costituisce la fascia che è più attiva online: tempo medio per persona di 1 ora e 40 minuti al giorno e 186 pagine viste (dati Audiweb). Credo poi che questi dati non tengano effettivamente conto del fatto che il mobile ha consentito di portarsi i social network con sé in modi sempre più continuativi e pervasivi.

Se cominciamo a far luce sul cono d’ombra della coda lunga del movimento 5 Stelle forse potremo vedere una realtà complessa fatta di gruppi strategici e spontanei, della capacità di messa in circolazione di contenuti e di produzione di conversazioni, di monitoraggio della Rete costante e sparso, spesso non strategico, con capacità di intervento puntuale e costante, molesto ed entusiasta, competente e straniante…

Ridurre il tutto ad una comunicazione one-to-many, a forme e linguaggi riconoscibili, può consolare la nostra ansia interpretativa. Oppure possiamo provare a spostare il riflettore da Grillo a quello che accade attorno e mettere in relazione strategie mono-direzionali con una realtà spreadable e contraddittoria fatta anche di legami deboli e di una costruzione di micro-relazioni e di viralità comunicativa tra cittadini connessi e produttivi.

3 pensieri su “La comunicazione del movimento 5 Stelle e la Rete. La narrazione consolatoria dei media e il cono d’ombra 2.0”

  1. Articolo interessantissimo.
    A me pare che chi vive e si alimenta di informazioni – di cui spesso è difficilissimo rintracciare le fonti – esclusivamente in questo cono d’ombra, oramai rifiuti l’informazione “ufficiale” e i suoi canali senza alcun distinguo.

  2. In Italia una buona parte dei mezzi di comunicazione di massa è in mano ad uno dei contendenti sulla scena politica.

    Per competere in politica non si può sperare di batterlo sui suoi canali, si devono usare i canali che sono a disposizione.

    Per cui rimangono le piazze (non virtuali) e le mille piattaforme di online che permettono anche una forma di broadcast dei contenuti attraverso condivisioni e retweet.

    E’ una necessità più che una scelta secondo me.

    La mia vera preoccupazione è che come Berlusconi ha evidentemente capito quali messaggi convincono le persone quando guardano la televisione, Casaleggio ha capito quali messaggi convincono le persone quando usano internet.

    La rete quindi non è per loro un modo di subire meno la manipolazione della propaganda, ma un modo alternativo di manipolare e spesso neanche tanto più sottile (vedi i vari vergognaaaaa)

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